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Carta bianca curva

la vita in poche righe

Mi chiamo Alfonso Antoniozzi e per quarant'anni della mia vita ho fatto un mestiere che consiste, in buona sostanza, nel salire su un palcoscenico e cercare di convincere qualche migliaio di persone che quello che sta accadendo sia vero.

Ho fatto il cantante d’opera, soprattutto il baritono buffo, anche se la parola “buffo” ha sempre avuto il difetto di far pensare a uno che entra, cade da una sedia e fa ridere e io da quella comicità lì mi son sempre tenuto lontano anni luce. Ho incarnato una serie di signori generalmente anziani, avari, sospettosi, innamorati fuori tempo massimo o convinti di essere molto più intelligenti di quanto fossero;  alcuni di questi li ho frequentati per decenni e posso dire di conoscerli meglio di parecchie persone della mia famiglia.

Questo mestiere mi ha portato in molti dei grandi teatri del mondo e per un numero di camerini, aeroporti, alberghi e prove al pianoforte che preferisco non calcolare. Poi ho cominciato a fare il regista, che è un modo molto efficace per scoprire che tutti gli errori che da cantante attribuivi ai registi erano effettivamente errori dei registi, salvo quelli che adesso fai tu. E poi l'insegnante di Teoria e Tecnica dell'Interpretazione Scenica, nome se non altro chic.

A un certo punto della vita è accaduta una cosa ancora più improbabile: sono diventato assessore alla Cultura e vice Sindaco della mia città, Viterbo.

Trattasi di incursione, beninteso, non di un cambio di mestiere.

In mezzo a tutto questo ho sempre scritto perché alcune cose, quando mi passano per la testa, hanno il cattivo gusto di non volersene andare finché non le metto da qualche parte.Il blog è quel “da qualche parte”.

Non sarà un blog sull’opera, anche se inevitabilmente ci sarà l’opera. Non sarà un blog sulla politica, anche se dopo cinque anni trascorsi dentro un Comune sarebbe difficile fingere di non aver visto niente. Ci saranno il teatro, i libri, le persone, le città, l’invecchiare, Harry Potter, le cose che mi fanno ridere e quelle che mi fanno incazzare, I Lego e il privilegio abbastanza inquietante di aver superato i sessant’anni e di poter guardare una parte consistente della propria vita come qualcosa che è già accaduto.​​​

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Non ho alcuna ambizione di spiegare il mondo a chicchessia, perché mi sembra già abbastanza spropositato il numero di persone che lo fanno senza che nessuno glielo abbia chiesto; vorrei piuttosto raccontare quello che ho visto attraversandone un pezzetto: quarant’anni di teatro, dieci di conservatorio, cinque di amministrazione pubblica, molte persone straordinarie, un discreto numero di imbecilli e qualche essere umano che è riuscito, con notevole impegno, ad appartenere contemporaneamente a entrambe le categorie.​

 

Ah, ho un gatto in casa che si chiama Amleto e cinque in giardino: Maggie, Fedra, Elettra, Tigro e Malpelo, comunemente chiamati "i figli di un dio minore".
 

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