top of page
Search

Il Ministero della Magia Lego, o delle cose che hanno un davanti

  • Writer: alfonso antoniozzi
    alfonso antoniozzi
  • 3 days ago
  • 7 min read

A quattrocentotrenta euro uno comincia ad avere delle pretese.

Non necessariamente enormi, certo non esigo che venga direttamente un funzionario del Ministero a montarmelo a domicilio né che, inserendo la testa nel camino, possa realmente parlare con Arthur Weasley, però mi piacerebbe che un edificio avesse alcune delle caratteristiche che tradizionalmente associamo agli edifici, fra le quali, fino a tempi recentissimi, avevo dato per acquisita una certa estensione nello spazio.


Il nuovo Ministero della Magia LEGO, con i suoi 3.491 pezzi, è alto cinquantuno centimetri, largo trentacinque e profondo quindici, misura che quando l’ho letta mi ha fatto pensare di avere capito male perché quindici centimetri sono la profondità di una mensolina per le spezie mentre il Ministero della Magia dovrebbe essere una delle costruzioni più smisurate dell’intero mondo di Harry Potter, una città amministrativa sotterranea nella quale lavorano migliaia di persone con atri monumentali, ascensori, uffici, corridoi, tribunali, archivi, camini, dipartimenti dei quali nessuno conosce esattamente la funzione e presumibilmente almeno tre impiegati che aspettano da venticinque anni il trasferimento.


Naturalmente davanti è bellissimo, e forse è precisamente qui che cominciano i guai, perché lo guardi frontalmente e funziona, con quel verde, il nero, il rosso, quella monumentalità vagamente opprimente, l’architettura del Ministero che nei film sembra progettata contemporaneamente da un burocrate, da un dittatore e da qualcuno con un’insana passione per le piastrelle, la grande altezza, le aperture, gli uffici impilati, tutto riconoscibile, tutto molto Harry Potter, finché non commetti l’errore di spostarti lateralmente e scopri che il Ministero della Magia è finisce quindici centimetri dopo, come una quinta teatrale.


Da uomo di teatro dovrei essere comprensivo, perché con le quinte ho trascorso una parte consistente della mia vita e so perfettamente che una facciata può fingere di essere un palazzo, una strada, Siviglia, Parigi, Pechino o il Walhalla a patto che il pubblico rimanga educatamente dalla parte dalla quale deve guardarla. La differenza sta nel fatto che una quinta, terminato lo spettacolo, viene smontata, mentre questa roba costa 429,99 euro e dovrebbe stare in casa mia, possibilmente senza che io debba imporre agli ospiti di osservarla soltanto dalla poltrona numero 12 di platea.


La cosa sarebbe anche perdonabile se si trattasse di un piccolo playset, perché la sintesi fa parte del gioco, una stanza può essere suggerita da tre pareti, un castello da una torre, Hogwarts è stata per anni ridotta, allargata, compressa, ricomposta e nessuno ha mai preteso che LEGO costruisse davvero un collegio scozzese capace di ospitare centinaia di studenti, ma quando mi chiedi quattrocentotrenta euro e mi dai 3.491 pezzi sei stato tu a cambiare il contratto, non io, perché siamo entrati nel territorio dell’oggetto da collezione, quello che deve occupare una porzione considerevole della casa e che, nel mio caso, dovrà ormai contendersi lo spazio con Hogwarts, Hogsmeade, Diagon Alley, la Tana, Grimmauld Place e tutto il resto di questa progressiva espulsione del sottoscritto dall’appartamento a vantaggio del patrimonio immobiliare dei maghi.


A quel punto quei quindici centimetri diventano difficili da ignorare, soprattutto perché una parte dei 3.491 pezzi è stata impiegata per Londra, con la metropolitana, la cabina telefonica e l’accesso al Ministero: idea carina, certamente, perché racconta il passaggio dal mondo babbano a quello magico, ma mentre guardo la stazione mi viene inevitabilmente da pensare che sotto, dietro, accanto, da qualche parte, dovrebbe esserci il Ministero per il quale ho comprato il Ministero della Magia e che forse avrei barattato senza particolare sofferenza qualche metro quadrato di Londra con trenta centimetri in più di governo magico.


Anche le minifigure raccontano la stessa strana ansia di mettere molte cose invece di scegliere quelle necessarie, perché ce ne sono quattordici, Kingsley c’è, naturalmente, e meno male, ci sono Harry, Ron, Hermione, Voldemort, Dumbledore e diversi personaggi legati alle sequenze rappresentate ma non c’è il Ministro della Magia, il che in un set da quattrocentotrenta euro intitolato Ministero della Magia possiede una sua elegante assurdità (fai conto che ti compri Lego San Pietro e ti danno le monache i preti i cardinali i fedeli ma non il Papa) dato che Fudge non c’è, Scrimgeour non c’è, un Ministro qualunque purché eserciti il ministero nel Ministero non c’è mentre Dumbledore sì (ed è pure sbagliato perché ha un pezzo di Gambon e uno di Harris) riuscendo così nella piccola impresa di non mettere il personaggio che dovrebbe esserci e di mettere male quello che hai deciso di metterci.


Potrei continuare, naturalmente, perché a quel prezzo io divento facilmente meschino: controllo le stanze, conto i pezzi, guardo quanto spazio è stato dedicato a ciascuna scena e comincio a ragionare come uno che abbia comprato un appartamento sulla carta e scopra alla consegna che i centoventi metri quadrati comprendevano anche il pianerottolo, ma probabilmente sarei rimasto dentro una normale lamentela da collezionista se non avessi commesso l’errore che ormai commetto troppo spesso, cioè aprire AliExpress e trovare, per 98,39 euro e 1.420 pezzi, un MOC del Ministero della Magia.


Ed è a questo punto che la discussione diventa imbarazzante, perché il MOC non è perfetto, anzi, appena l’ho visto ho pensato che gli manca qualcosa, un piano soltanto, dato che sarebbe sufficiente continuare verso l’alto quelle pareti verdi e nere per un altro livello, ripetere le finestre e alzare l’atrio in modo che la fontana rimanga più in basso e acquisti quella monumentalità un po’ sproporzionata che deve avere, per ottenere qualcosa di molto vicino al Ministero che avrei voluto, ma tutto il resto c’è già, compresa quella cosa apparentemente rivoluzionaria che si chiama profondità.


C’è l’atrio, non l’immagine dell’atrio ma uno spazio nel quale la fontana sta al centro mentre le pareti le crescono intorno, ci sono i corpi laterali, gli archi, le scale, i camini, gli uffici, i corridoi, poi lo giri e trovi la cabina telefonica, altre stanze, altri angoli, altre aperture, senza che il mondo finisca improvvisamente dietro una parete, e la cosa più irritante è che non è neppure gigantesco, perché nessuno ha risolto il problema costruendo Gringotts II, alto quanto un bambino e bisognoso di concessione edilizia: hanno semplicemente preso 1.420 pezzi e li hanno distribuiti nelle tre dimensioni disponibili.


Fino a quel momento avrei persino potuto convincermi che il problema fosse insolubile, perché il Ministero è gigantesco, bisogna sintetizzarlo, se gli dai profondità diventa ingestibile, se gli dai altezza e profondità servono cinquemila pezzi, poi seimila, poi bisogna vendere un rene e tutte queste sarebbero state obiezioni ragionevoli, se non fosse che arriva un tizio che fa MOC, prende meno della metà dei pezzi e arriva a un piano dalla soluzione, non alla perfezione, appunto, ma a un piano, e questo è quasi peggio perché non c’è nemmeno il miracolo progettuale davanti al quale inchinarsi, basta guardarlo per capire immediatamente che cosa manca e come aggiungerlo.


Avresti continuato quelle campate verso l’alto per un altro livello, magari saresti passato da 1.420 a 1.700 o 1.800 pezzi, il prezzo sarebbe salito da novantotto a centoventi, centotrenta euro, forse qualcosa di più, e avresti avuto un Ministero alto, profondo, pieno di ambienti, riconoscibile da ogni lato, con la fontana sprofondata dentro un atrio che finalmente suggerisce un edificio molto più grande di quello realmente costruito, che poi è esattamente ciò che la scenografia fa da qualche millennio senza avere bisogno di inventare nuove dimensioni dello spazio.


A rendere la faccenda ancora più irritante intervengono i mattoncini, perché fino a qualche mese fa avrei considerato quasi eretico paragonare la qualità LEGO a quella delle costruzioni comprate su AliExpress, mentre adesso che queste ultime le ho costruite il confronto comincia a diventare surreale, dato che con i pezzi cinesi devi premere di più, questo è vero, certe volte devi premere parecchio, all’inizio pensi persino che siano peggiori, finché non senti quel TAC e capisci che il pezzo non si è semplicemente incastrato ma ha preso residenza, ha trasferito lì la famiglia, ha iscritto i figli a scuola e non contempla più seriamente l’ipotesi di andarsene.


La dimostrazione l’ho già fatta con il villaggio di Hogsmeade comprato su AliExpress, che una volta terminato ho preso intero, sollevato sopra la testa e depositato in cima a uno scaffale senza perdere un pezzo, operazione che con certi LEGO non tenterei neppure dopo avere fatto testamento, perché lì il rumore è l’opposto: un piccolo tic quasi educato, dopo il quale guardi per terra, trovi un pezzo, lo raccogli, non sai da dove venga e comincia un’indagine destinata quasi sempre a concludersi nella scatolina che ormai contiene una specie di ossario LEGO nel quale ogni elemento testimonia l’esistenza di un cornicione che da qualche parte, ancora oggi, ha un buco.


Provare con il nuovo Ministero l’operazione Hogsmeade avrebbe quindi un interesse quasi scientifico, perché immagino i suoi cinquantuno centimetri di altezza e i 3.491 pezzi mentre comincio a sollevarli, sento il primo tic, continuo, ne sento un altro, all’altezza del petto perdo una finestra, alla spalla un ufficio, mentre sopra la testa probabilmente arrivano soltanto Kingsley e la cabina telefonica e il Dipartimento dei Misteri è già sul parquet, cosa che forse spiega retroattivamente anche il Libro Mostro dei Mostri e la sua autonomia di trenta centimetri di corsa scarsi, perché se avesse potuto percorrerne duecento sarebbe partito come libro e sarebbe arrivato come sacchetto di pezzi di ricambio.


Il MOC cinese, invece, dopo l’esperienza di Hogsmeade me lo immagino mentre sale sereno lo scaffale e naturalmente so benissimo che il paragone economico puro sarebbe scorretto, perché il prodotto ufficiale paga una licenza, una struttura industriale, progettazione, distribuzione, assistenza, confezione e tutto ciò che distingue LEGO da una busta di mattoncini compatibili comprata su AliExpress, né pretendo che 3.500 pezzi ufficiali costino cento euro, ma la questione diventa molto meno comoda quando quello da 98,39 euro non si limita a costare meno ma comincia anche a dare l’impressione di avere capito meglio che cosa stesse costruendo.


Il Ministero della Magia, infatti, non è una raccolta di scene di Harry Potter messe una sopra l’altra, è un luogo che dovrebbe produrre la sensazione che oltre una porta ci sia qualcosa, che dietro quell’ufficio continui un corridoio, che girato quell’angolo ne esista un altro, che quella burocrazia sterminata prosegua molto oltre ciò che riesci a vedere, ed è curioso che questa sensazione me la dia molto più chiaramente un MOC da 1.420 pezzi al quale vorrei soltanto aggiungere un piano che un set ufficiale da 3.491 pezzi nel quale hanno trovato posto Londra, la metropolitana, la cabina telefonica, quattordici minifigure, Voldemort, Dumbledore, Kingsley, gli uffici, la Sala delle Profezie, il Velo e quasi tutto ciò che può ricordarmi Harry Potter tranne quella cosa abbastanza utile quando compri il Ministero della Magia: il Ministero della Magia.


 
 
 

Comments


© 2023 by The Artifact. Proudly created with Wix.com

bottom of page