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Le farfalle di Beauxbatons

Writer: alfonso antoniozzi
alfonso antoniozzi
2 days ago
4 min read

Ogni volta che mi capiti di rivedere Harry Potter e il Calice di Fuoco c’ è un momento in cui mi preparo spiritualmente, perché so che tra poco si aprirà la porta della Sala Grande ed entreranno loro, le ragazze di Beauxbatons e le loro fottutissime farfalle.


Nel libro Beauxbatons è una scuola, una scuola di magia per la precisione, frequentata da maschi e femmine, che arriva a Hogwarts per partecipare al Torneo Tremaghi. Nel film qualcuno deve aver pensato che questa informazione fosse di una banalità insostenibile e che, già che c’erano, tanto valeva trasformarla in una specie di collegio francese per signorine nel quale evidentemente il programma didattico comprende anche l’arte di sospirare in sincrono.


Entrano tutte vestite uguali, tutte pettinate come se stessero andando al matrimonio della cugina ricca, avanzano facendo quella cosa con le braccia che non saprei descrivere se non come un numero di nuoto sincronizzato ma a terra, tirano un sospiro collettivo da reparto pneumologia e a un certo punto da qualche orifizio nascosto escono pure le farfalle in tinta con l'abito, perché evidentemente non bastava averci spiegato che erano femmine, bisognava essere sicuri che nessuno tra il pubblico, magari distratto dai polli arrosto sul tavolo, potesse confonderle con una delegazione di metalmeccanici.

Questa scena mi manda ai matti, soprattutto perché non aggiunge assolutamente niente: non serve alla storia, non racconta Beauxbatons, non ci dice qualcosa di Fleur che poi tornerà utile, serve unicamente a comunicare un’idea di femminilità talmente basica che avrebbe fatto sembrare sofisticato persino un catalogo della Barbie degli anni Ottanta.


La cosa ancora più irritante è che subito dopo arrivano quelli di Durmstrang e lì il film compie l’operazione opposta con la stessa delicatezza di un muratore che apra una porta in un muro portante con una palla demolitrice: tutti maschi, tutti cupi, tutti impegnati a dimostrare che la virilità si misura in quantità di legna che riesci a spaccare entrando in una stanza e con Krum che avanza in mezzo a loro come se sorridere potesse abbassargli il livello di testosterone

Nel libro, naturalmente, anche Durmstrang è una scuola normale, ma il film chissà perché ha sentito il bisogno che le due delegazioni diventino due sessi con le gambe: da una parte una scuola dove ti insegnano la mascolinità tossica, dall'altra una fabbrica di bomboniere.

Tutto questo mi sta ferocemente sul culo perché Harry Potter non aveva bisogno di questa roba. A fidarsi della scrittura Fleur è già abbastanza interessante di suo senza doverle mettere dietro un corpo di ballo di educande francesi; anzi, parte del personaggio viene proprio dal fatto che lei è molto più antipatica, competitiva e orgogliosa di quanto quella messinscena zuccherosa lasci immaginare. Il film invece prima la infila dentro questa confezione e poi pretende che noi la prendiamo sul serio come campionessa scelta dal Calice. Krum poi nel libro è uno che si nasconde in biblioteca perché si è preso una cotta per Hermione (che nel libro a questo punto è ancora mediamente cessa) e non ha il coraggio di farsi avanti, e a parte essere un grande cercatore non risulta possedere uno skill sociale che sia uno, altro che "spaco botilia ammazzo familia".


E poi c’è quel dettaglio delle farfalle, che per me riassume tutto. Non perché siano brutte in sé, ma perché sono l’ ornamento che arriva quando una regia non si fida più di quello che sta raccontando e decide di sottolinearlo con un evidenziatore rosa:

"Sono francesi, sono ragazze, avete capito? No? Ok, vai con le farfalle".

Ogni volta penso alla povera Madame Maxine, che nel libro è una donna imponente, autorevole e perfettamente capace di tenere testa a Dumbledore, costretta nel film a guidare questa processione di principesse Disney come se fosse la direttrice artistica di un Moulin Rouge per minorenni.

Il problema non è nemmeno che la scena sia camp, ma magari fosse camp, il camp sa di essere eccessivo e ci gioca; la scena invece vuole davvero convincerci che quella sia una maniera efficace di caratterizzare una scuola straniera, e lo fa con una serietà che la rende molto più comica di quanto probabilmente volesse essere.


E siccome Il Calice di Fuoco è già di suo un film che aiutame a di', in cui qualcuno ha deciso che Dumbledore dovesse comportarsi come se Harry gli avesse rigato la macchina, che va bene tutta la preparazione per la coppa del mondo di Quidditch ma poi la partita no, che il labirinto doveva essere spogliato di mostri ostacoli e sfingi per diventare un vivaio temperamentale dove Harry doveva sfuggire a un bosso con problemi di gestione della rabbia, che l'attore che fa Barty/Moody dovesse fare la linguetta seminando chissà perché un indizio chiarissimo che tutti vedono e che nella vita reale avrebbe fatto gridare all'impostore appena entrato a Hogwarts e che valesse la pena perdere tempo con un drago che fa il giro turistico di Hogwarts tentando di dar fuoco a un minorenne senza che un adulto alzi un sopracciglio perché evidentemente la faccenda fa parte dell'offerta formativa dell'Istituto, forse non dovrei stupirmi.


Però loro mi irritano più di tutto il resto perché arrivano sbracciando come delle pazze sospirando all'unisono. E cagano farfalle.

 
 
 

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